Luce. In una calda notte d’estate con la luce d’una lanterna lui bussa alla mia porta. Pare che il fuoco sia il mezzo che ci permette d’incontrarci, che ci tiene uniti. Il mio amico Pus è tornato dal Nord. Solo per pochi giorni e poi ripartirà. Al cospetto di un firmamento stellato, una storia nuova si nota brillare nei suoi occhi, qualcosa che suona di celtico e antico. Scintille d’infinito paiono sgorgare dai suoi racconti ma una vena di nostalgia mina la sua voce. Api grosse come un pugno e favi stillanti di miele selvatico. Sconfinate praterie innevate e l’infrangersi di fragorose onde sulle scogliere. Draghi indomabili e burberi autoctoni. Montagne inospitali e lanci nel vuoto.

Casa. Non solo un luogo che ci lega alle tradizioni, il nostro cordone ombelicale non può essere tranciato. Il tempo d’un abbraccio e in un baleno così com’era venuto, scompare. Come in un sogno, Pus torna alle sue nuove battaglie, al freddo, con la viva speranza d’incontrarci ancora. La luce s’allontana e come una stella balena nell’immensità.

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